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DUE CERIMONIE, UNA SOLA STORIA D'AMORE

Matrimonio sul Lago di Garda tra Padenghe e lo Splendido Bay.

Bianca e Marci

Un amore che arriva nel suo tempo. Bianca e Marci hanno scelto di sposarsi a 45 anni, con una consapevolezza rara: quella di chi non ha fretta, di chi sa che ogni cosa, quando è autentica, trova il suo momento naturale. Il loro matrimonio sul Lago di Garda non è stato diviso in due parti, ma raccontato attraverso due cerimonie diverse, unite dallo stesso significato profondo. Una scelta personale, lontana da ogni protocollo imposto.

La vestizione di Bianca: entrare in un’intimità vera. Arrivare a casa del papà di Bianca è stato come entrare in uno spazio carico di memoria. Una casa vissuta, con un’anima forte: un pianoforte in legno di quercia in un angolo, tazzine di porcellana che riportavano alla mente i caffè lenti di una volta, quelli condivisi con le persone care. Quando entri nella casa di qualcuno, entri nella sua intimità. E quel giorno io ero dentro la loro storia. Bianca era seduta, calma, mentre ultimava i preparativi. Indossava un abito semplice in velluto bianco: essenziale, elegante, perfettamente in linea con il suo modo di essere.

Al Comune di Padenghe, Marci aspettava insieme ai testimoni e agli amici. L’atmosfera era serena, leggera, fatta di sorrisi, sguardi complici e piccoli momenti di condivisione. Quando Bianca è entrata nella sala, il tempo si è fermato. Indossava un tailleur completo bianco, una scelta inaspettata rispetto all’abito tradizionale che molti si aspettavano. Lo stupore ha attraversato la stanza, arrivando fino a Marci, che non ne era a conoscenza. Tra silenzi carichi di emozione e qualche lacrima, è arrivato il momento del “sì”. Poi il bacio. E, infine, gli applausi, quelli spontanei, sinceri.

L’attesa: due strade che portano allo stesso momento Dopo la cerimonia civile, Bianca ed io ci siamo allontanati. Marci, insieme agli invitati, ha raggiunto lo Splendido Bay, ignaro di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco. Bianca ha indossato il secondo abito: lungo, avvolgente, essenziale. Un vestito che raccontava la sua forma, la sua eleganza, la sua essenza più profonda.

Le promesse allo Splendido Bay. Marci aspettava al luogo della cerimonia, ripetendo incredulo: “Ma non ci posso credere”. Il papà di Bianca l’ha accompagnata, le ha dato un bacio e, prendendola per mano, le ha sussurrato: “Andiamo”. Quando Marci l’ha vista arrivare, ha sorriso. E poi ha riso. Bianca era visibilmente emozionata. Durante la cerimonia, il silenzio era quasi ammirato. Gli sguardi, le lacrime delle madri, della sorella, l’attenzione totale mentre la celebrante leggeva il testo. Le promesse sono state il cuore della giornata. Prima Bianca, con la voce che cercava di non cedere all’emozione. Poi Marci, con parole improvvisate, autentiche, nate dalla sua spontaneità. Il primo bacio è arrivato tra sorrisi e lacrime. Subito dopo, una bambina ha portato gli anelli su un cuscinetto bianco con un fiocco rosato. Un gesto semplice, ma carico di significato.

Il mio approccio come fotografo di matrimonio. Durante tutta la giornata ho lasciato che le cose scorressero naturalmente. Sono intervenuto solo quando necessario. Per me, come fotografo di matrimonio, la discrezione è fondamentale. Osservo, aspetto, racconto. Non cerco solo i momenti più intensi, ma anche i piccoli gesti, l’ambiente, i dettagli che rendono unica ogni storia. Le fotografie servono a questo: permetterci di sfogliare i nostri ricordi una seconda volta.

Un matrimonio senza regole Questo matrimonio parla da sé. Non esistono regole che obbligano a fare qualcosa che non ci rappresenta. Bianca e Marci sono stati se stessi fino alla fine. Hanno scelto due cerimonie, si sono sposati quando erano pronti, hanno creato la loro storia sul Lago di Garda. Nessun protocollo. Solo loro.

UN MATRIMONIO ROMANTICO IN VILLA TRA VERONA E LA VALPOLICELLA

Un amore che arriva nel suo tempo.

Bianca e Marci

Una giornata che ricorderò a lungo. Il 20 giugno 2024 lo ricordo molto bene. I giorni precedenti erano stati piovosi, incerti, ma quella giornata ha deciso di sorprenderci. Ero a Verona con il mio partner. Erano circa le due del pomeriggio quando ci siamo ritrovati davanti alla Chiesa della Santissima Trinità, insieme alla wedding planner e alla fiorista. Il caldo era intenso, quasi irreale. La strada in marmo bianco amplificava la luce e il calore, e dopo appena mezz’ora eravamo già tutti “sciolti”. Poi, dietro al cancello, hanno iniziato ad arrivare i primi ospiti. Da lì, la giornata è davvero iniziata.

I dettagli prima della cerimonia. Mentre gli invitati prendevano posto e osservavano la bellezza della chiesa, mi sono spostato all’interno per fotografare i dettagli: i fiori, l’altare, le partecipazioni, l’atmosfera che lentamente si costruiva. Per un piccolo incidente stradale, la sposa e il videomaker sono arrivati con qualche minuto di ritardo. Lo sposo è arrivato quasi nello stesso momento. Abbiamo atteso, poi ci siamo posizionati lungo la navata. Quando la sposa è arrivata, accompagnata dal papà, lo ha fatto a bordo di una macchina vintage color beige latte. Un ingresso elegante, coerente con il suo abito: lungo, bianco, romantico. Mi è piaciuto subito.

La cerimonia e un arrivo inaspettato. La messa è stata semplice, classica, intensa. Poi, a un certo punto, io e il mio partner abbiamo notato qualcosa in lontananza. Un cane. Con un ciondolo. E sopra… gli anelli. Un momento totalmente inaspettato. Con grande attenzione ci siamo mossi lungo il corridoio centrale, accucciati, cercando di raccontare la scena senza disturbare gli sposi né gli invitati. Per me è fondamentale non essere d’intralcio, né all’evento né agli altri professionisti. Era un labrador bellissimo, accompagnato dal fratello della sposa. Un momento autentico, naturale, accolto con serenità anche dal sacerdote. Una di quelle scene che non dimentichi, e che non avevo mai visto prima.

Il ricevimento a Villa Pellegrini, tra le colline della Valpolicella. Dopo la cerimonia ci siamo diretti a Villa Pellegrini, immersa nelle colline di Grezzana, nel cuore della Valpolicella. Ad accoglierci c’era un allestimento curato in ogni dettaglio: un grande tavolo imperiale, una palette verde elegante, decorazioni floreali importanti realizzate dalle fioriste Felix, e l’organizzazione impeccabile della wedding planner Cristiana. Un dettaglio che mi ha colpito particolarmente: il labrador disegnato sul menu. Un richiamo delicato e personale alla loro storia.

Ritratti spontanei, tra complicità e leggerezza. Dopo l’aperitivo ci siamo dedicati alla coppia. Erano sciolti, rilassati, pieni di voglia di stare insieme. Si baciavano, ridevano, si cercavano continuamente. La sposa non vedeva l’ora di divertirsi e lasciarsi andare, e insieme ci siamo davvero sbizzarriti. Ho valorizzato il suo abito, che mi piaceva moltissimo, ma anche Giorgio, con la sua naturalezza. E naturalmente il loro labrador, parte integrante della giornata e della loro famiglia. Tutto è stato spontaneo, senza forzature. Esattamente come dovrebbe essere.

Il mio approccio come fotografo di matrimonio. Durante tutta la giornata ho lavorato con discrezione, lasciando che le cose accadessero. Mi muovo con attenzione, rispetto e sensibilità, cercando di raccontare la storia senza interferire. Il mio obiettivo non è dirigere, ma osservare. Catturare ciò che succede davvero, nei momenti grandi e in quelli più piccoli.

Un matrimonio che parla di autenticità. Questo matrimonio racconta una cosa semplice ma potente: quando una giornata è pensata per essere vissuta, tutto trova il suo posto. Tra Verona e la Valpolicella, tra una cerimonia intensa e un ricevimento immerso nella natura, questa storia è stata fatta di spontaneità, amore e piccoli dettagli che fanno la differenza. Ed è proprio lì che nascono le immagini più vere.

IL CORAGGIO DI AMARE, IL MATRIMONIO DI ALESSANDRO E VALENTINO

Matrimonio civile Gay a Verona

Bianca e Marci

Una storia che meritava di essere raccontata. Alessandro e Valentino sono entrati nella mia vita in un momento che non aveva nulla di felice. Ci siamo conosciuti durante una circostanza dolorosa: il funerale del papà di una mia cara amica. Quel giorno c’era solo Valentino, e ci siamo scambiati poche parole, nel silenzio che accompagna certi momenti. Qualche settimana dopo è arrivata una telefonata inaspettata. Roberta, una loro grande amica, mi ha proposto di regalare il mio servizio fotografico ad Ale e Vale per il loro matrimonio. Non ho avuto dubbi: ho detto subito di sì.

Il primo incontro Ci siamo incontrati poco dopo, con calma. È stato un incontro piacevolissimo. Mi hanno colpito per la gentilezza, per il modo di porsi, per l’essere profondamente se stessi. Hanno più di vent’anni in più di me, e ascoltare la loro storia, il loro percorso, il loro coraggio mi ha emozionato profondamente. Non era solo un matrimonio da fotografare. Era una storia da ascoltare.

Il matrimonio civile alla Tomba di Giulietta. Il giorno del matrimonio si sono sposati civilmente alla Tomba di Giulietta, a Verona. Un luogo simbolico, carico di significato, che ha fatto da cornice a una cerimonia intensa e partecipata. C’era tanta gente. Gente vera, presente, affettuosa. L’ingresso della mamma di Alessandro è stato uno dei momenti più toccanti della giornata. Nonostante la malattia, era lì. Presente. Fiera. La famiglia di Valentino, invece, non ha partecipato. Una mancanza che si sentiva, ma che non ha tolto valore a ciò che stava accadendo. Durante lo scambio degli anelli e delle promesse, l’emozione era palpabile. Uno dei discorsi più belli che abbia mai ascoltato durante una cerimonia. Mentre fotografavo, mi si sono riempiti gli occhi di lacrime. Succede spesso ai matrimoni, ma quelle parole avevano un peso diverso. Erano dense di significato.

Un bacio che ha detto tutto. Il bacio finale ha scatenato un applauso profondo, sentito. Di quelli che non nascono per educazione, ma dal cuore. Abbracci. Lacrime. Alessandro con la mamma, Valentino visibilmente emozionato. Un momento vero, senza filtri.

Passeggiando per una Verona più intima. Dopo la cerimonia ci siamo spostati nel centro di Verona per alcune fotografie. Abbiamo scelto zone meno affollate: Verona sotto riva, Ponte Pietra e alcune traverse verso Castel San Pietro. Un consiglio che mi sento di dare a chi si sposa in città: anche nei periodi più turistici, esistono angoli più intimi, basta saperli cercare. Nonostante fosse estate e piovesse, la città era viva. Abbiamo trovato una strada tranquilla, con poche persone, e lì Ale e Vale hanno camminato, riso, posato insieme anche a Roberta, come desideravano.

Oltre i contorni. Durante la giornata non sono mancati commenti fuori luogo da parte di alcuni passanti. Ale e Vale, abituati purtroppo a certe dinamiche, hanno continuato a vivere il loro momento con serenità. Questo mi ha fatto riflettere. La felicità di una coppia non dipende dai contorni, ma dall’essenza di ciò che c’è al centro. E al centro, quel giorno, c’era solo amore.

Il mio sguardo come fotografo di matrimoni gay. Credo che ogni coppia che fotografo entri nella mia vita perché si crea una connessione reciproca. Con Ale e Vale questa connessione è stata immediata. Come fotografo di matrimonio gay, il mio approccio rimane lo stesso: rispetto, discrezione, attenzione ai gesti veri. Raccontare ciò che accade, senza forzare nulla.

Morale Ale e Vale vivono la loro vita secondo le proprie regole. Si sono sposati perché credono nell’amore, nella felicità, nella possibilità di scegliere. Da loro ho imparato molto. Come da molte altre coppie che, con il loro esempio, continuano a ricordarci che l’amore non ha etichette. L’amore è per tutti.

TRA ULIVI E COLLI, UN MATRIMONIO IN TOSCANA

Un destination wedding nel cuore della Toscana

Bianca e Marci

Hamish e Claire arrivano da Londra. Gentili, eleganti, profondamente “british” nel modo di porsi, ma con un’energia calorosa che ha riempito ogni spazio della giornata. Il loro matrimonio in Toscana, ad Arezzo, ha riunito oltre 300 invitati in una delle location più imponenti della zona: Fattoria Casanova, una villa storica immersa tra ulivi, colline e luce morbida estiva. Un evento di questa portata richiede visione, organizzazione e una squadra solida.

Per garantire una copertura fotografica completa, ho lavorato insieme a Leonardo e Alessandra. Tre fotografi per 300 persone non sono un lusso, ma una necessità quando si vuole raccontare davvero tutto. Appena arrivato in villa, dopo aver salutato gli sposi, ho fatto la prima cosa fondamentale: mi sono preso il tempo di mappare tutta la location. Fattoria Casanova è una villa mastodontica. Percorrerla, capire i flussi, studiare la luce e immaginare i movimenti era essenziale per muoverci in modo fluido durante la giornata. Solo dopo questo momento di osservazione ho chiamato Leonardo e Alessandra. Con l’arrivo della wedding planner Michela, ci siamo presentati e abbiamo ripassato insieme l’intero programma, allineandoci su tempi, spazi e priorità.

I preparativi: stile, carattere, identità I preparativi hanno confermato subito una cosa: questo matrimonio aveva una personalità fortissima. Hamish indossava un abito ispirato ai primi del Novecento, elegante e fuori dal tempo. Claire era semplicemente straordinaria: un abito lungo, avvolgente, con spalline in pizzo che univano raffinatezza e delicatezza. Tutto era curato, ma mai rigido. Ogni dettaglio parlava di loro.

La cerimonia si è aperta con gli invitati seduti, in attesa. Ad aprire il corteo sono stati George e le bambine, con un dress code inglese impeccabile, spargendo fiori con una naturalezza disarmante. Poi le damigelle. E infine Claire, accompagnata dalle gemelle. Un momento potente, composto, emozionante. Di quelli che non hanno bisogno di essere diretti: accadono e basta.

Aperitivo in villa: energia, gioco, vita L’aperitivo si è svolto nel grande giardino dietro la villa. Spazi aperti, giochi, DJ, cibo in abbondanza e un’atmosfera incredibilmente viva. Qui mi sono lasciato andare. Ho fotografato le persone mentre giocavano, ridevano, si abbracciavano. Famiglie, gruppi di amici, sguardi spontanei. Trecento persone diverse, ma tutte accomunate da un’energia positiva rara. Educate, gentili, presenti. E Hamish e Claire sempre lì, in mezzo a tutti, con una dolcezza disarmante.

Le foto di coppia: semplicità e spontaneità Quando è arrivato il momento delle foto più intime, gli sposi sono stati chiarissimi: non volevano nulla di costruito. Una passeggiata insieme, mano nella mano, era più che sufficiente. Volevano tornare subito dai loro invitati, vivere il matrimonio come una grande famiglia. E così ho fatto. Mi sono adattato al loro modo di essere. A volte noi fotografi arriviamo con idee precise, ma un buon racconto nasce anche dalla capacità di cambiare piano sul momento.

La cena e gli speech: il cuore emotivo La scena più intensa è arrivata a cena, durante gli speech. Lì le emozioni si sono sciolte. Il discorso del papà di Hamish mi ha colpito profondamente. Quando le persone sono belle dentro, lo senti. E quell’emotività, per me, è il segno più chiaro di un lavoro riuscito. Il primo ballo è stato altrettanto magico. Semplice, elegante, vero.

Il mio approccio come fotografo di matrimonio in Toscana In un matrimonio di queste dimensioni, il mio obiettivo resta sempre lo stesso: raccontare senza invadere. Osservo, anticipo, mi adatto. Lavoro con una squadra, mi coordino, lascio spazio alla vita che accade. Per me la fotografia di matrimonio è questo: trasformare una giornata intensa e irripetibile in un racconto che, attraverso le immagini, possa essere rivissuto nel tempo.

Un matrimonio che parla attraverso le immagini Questo matrimonio in Toscana non ha bisogno di troppe parole. È fatto di persone, energia, eleganza e spontaneità. Per questo, più che raccontarlo ancora, preferisco lasciar parlare le fotografie. È lì che vive davvero tutta la storia.

LA VITA PUO ESSERE CRUDELE, MA L'AMORE VINCE SEMPRE

Un lieto fine

Bianca e Marci

Quando l’amore decide di restare Luca e Cristiane hanno scelto di sposarsi sul Lago di Garda, a Desenzano, dopo un percorso di vita tutt’altro che semplice. Il loro matrimonio non è stato solo una celebrazione, ma una dichiarazione silenziosa di forza, presenza e amore consapevole. Un matrimonio tedesco sul Lago di Garda che ha saputo trasformare il dolore in un nuovo inizio.

Desenzano e l’Hotel Rosa: l’inizio della giornata La giornata è iniziata a Desenzano del Garda, all’Hotel Rosa, una location elegante affacciata sul centro, scelta per accogliere i preparativi di Cristiane. Dopo giorni di pioggia, il tempo ha deciso di concedere una tregua. La luce era chiara, morbida, calda. Una di quelle giornate che sembrano arrivare apposta. Cristiane si preparava in camera insieme a un’amica. L’emozione era forte, ma composta. Le abbiamo chiesto di sedersi sul divano, avvolta dalla luce bianca che entrava dalla finestra: il suo volto, il suo corpo e la sua presenza erano semplicemente intensi.

Luca, l’attesa e la cerimonia Luca era già vicino al luogo della cerimonia. Indossava un completo elegante e si muoveva lentamente, come chi assapora ogni istante prima che qualcosa di importante accada. Gli invitati hanno iniziato ad arrivare: eleganti, sorridenti, partecipi. L’atmosfera era gioiosa, vera. Cristiane è arrivata da sola. Nonostante la vita li abbia messi duramente alla prova, il suo passo era deciso, quasi leggero. Arrivava verso Luca con il sorriso di chi ha scelto, ancora una volta, di esserci.

Il rito della candela: una cerimonia dal significato profondo Durante la cerimonia, Luca e Cristiane hanno celebrato il rito della candela, una tradizione tipica dei matrimoni tedeschi. Due sabbie di colore diverso vengono unite in un’unica candela. Il passato si mescola, si dissolve, lasciando spazio a qualcosa di nuovo. Quando la candela viene accesa, rappresenta un nuovo inizio, una vita condivisa che nasce da ciò che è stato, senza rinnegarlo. È stato uno dei momenti più intensi e significativi dell’intera giornata.

L’aperitivo e lo sguardo sui dettagli Dopo la cerimonia, l’aperitivo ha lasciato spazio agli abbracci, ai sorrisi, ai racconti condivisi. Finger food curati, invitati rilassati, un’atmosfera luminosa e serena. In quei momenti ho lasciato spazio agli sposi e alle persone, concentrandomi sui dettagli: le tavolate, l’allestimento, l’equilibrio della location. Ho scelto di utilizzare anche il drone, come regalo per Luca e Cristiane, per raccontare dall’alto il luogo che aveva accolto la loro storia: Desenzano e il Lago di Garda, visti da una prospettiva diversa.

Golden hour sul lago Con l’arrivo della golden hour, ho chiesto a Luca e Cristiane se avessero voglia di fare una breve passeggiata insieme. Abbiamo trovato un molo in pietra. Pochi passi, qualche carezza, un bacio. Niente di forzato, niente di eccessivo. Solo loro, il lago e la luce che lentamente scendeva.

Il mio approccio come fotografo di matrimonio sul Lago di Garda Questo è stato uno dei matrimoni più complessi che abbia raccontato, dal punto di vista umano ed emotivo. Proprio per questo ho scelto la discrezione assoluta. Osservo, accompagno, rispetto. Racconto ciò che accade, senza mai sovrastarlo. Credo che la fotografia di matrimonio serva a questo: dare forma ai ricordi, senza invaderli.

Un nuovo inizio Qualche giorno dopo, Luca e Cristiane mi hanno scritto per ringraziarmi. Per la presenza, per la professionalità, per come avevo raccontato la loro giornata. Ho impiegato una settimana per editare il loro racconto. Se lo meritavano. Nonostante tutto, hanno scelto di vivere per ciò che sono. Con coraggio, con dignità, con amore. Un grande applauso, sincero, da parte mia.

DUE CULTURE, UN MATRIMONIO: SIMONE E MARIA TRA VERONA E BEIRUT

Matrimonio intimo a Verona tra la Cappella dei Notai e Hotel Due Torri

Bianca e Marci

Quando una telefonata cambia tutto Quel giorno stavo lavorando con Chef Ernesto, uno chef con cui collaboro da tempo, realizzando video dei suoi piatti. Il telefono squilla. Nessuna email, nessun messaggio. Simone. Una chiamata secca. Diretta. “Ti voglio.” Me lo ricorderò per sempre. Ancora oggi mi chiedo perché, tra tanti fotografi, abbia scelto proprio me. So di essere bravo, ma so anche di non essere ancora il migliore. Lo diventerò. Così è iniziata la storia di Simone e Maria.

Due culture, una sola direzione Simone è italiano. Maria è libanese. Due mondi diversi, due culture profonde, unite da un rispetto reciproco che si percepiva in ogni gesto, in ogni parola, in ogni sguardo. Ci siamo ritrovati tutti nello stesso hotel per i preparativi, in due stanze separate. Non mi hanno chiesto fotografie tradizionali di questa fase: desideravano qualcosa di diverso, di più personale. Quel tempo mi ha permesso di parlare con i genitori di Simone e con la mamma e il papà di Maria. Le loro parole, il loro modo di vivere questo matrimonio, mi hanno emozionato profondamente.

La cerimonia alla Cappella dei Notai, nel cuore di Verona Dopo i preparativi, ci siamo spostati verso la scalinata di Palazzo della Ragione, dove si trova la Cappella dei Notai. Un luogo intimo e solenne, all’interno del museo, sotto la Torre dei Lamberti. Simone e gli ospiti erano in attesa. Poi un cenno. Maria è arrivata, accompagnata dal padre. L’emozione era evidente per entrambi. Salendo le scale, passo dopo passo, siamo entrati nella cappella. La cerimonia è stata intensa, arricchita da discorsi profondi che univano la cultura libanese e quella italiana. Le lacrime, anche qui, non sono mancate. Questo non era il loro vero matrimonio — che si sarebbe celebrato in Libano — ma un momento voluto per abbracciare anche la famiglia italiana. In particolare, la nonna di Simone, una suora, che desiderava vedere suo nipote sposarsi con un rito sacro.

Tra Verona e la vita che scorre Finita la cerimonia, un lancio di nastri ha dato il via a un momento più leggero. Abbiamo camminato e scattato tra Piazza Erbe, Piazza dei Signori e lungo l’Adige. Mi colpiva lo stile dell’evento: naturale, spontaneo, vero. Le persone si fermavano, sorridevano, osservavano quell’amore senza filtri. C’è una scena che ricorderò sempre: Simone che finge di ballare con Maria, in mezzo alla strada. È diventata la mia foto preferita.

Il ricevimento all’Hotel Due Torri La giornata si è conclusa all’Hotel Due Torri, con un aperitivo simbolico e una cena elegante, intima, curata in ogni dettaglio. Non era una festa urlata, ma una celebrazione sentita. Di quelle che non hanno bisogno di eccessi per restare impresse.

Il mio approccio come fotografo di matrimonio Durante tutto il matrimonio ho lasciato spazio alle persone, alle emozioni, alle culture che si incontravano. Osservo, ascolto, racconto. Cerco la verità dei gesti, non la perfezione delle pose. Per me la fotografia di matrimonio è questo: custodire momenti che meritano di essere ricordati, esattamente per come sono stati vissuti.

Una storia che attraversa i confini Il matrimonio di Simone e Maria è la prova che l’amore non ha bisogno di un solo luogo, di una sola lingua o di una sola tradizione. Ha bisogno solo di essere autentico.